sabato 1 giugno 2013

FAME DI CAMICIE (SHIRTS’ HUNGER)

Primo giugno, vita nuova. Da oggi alcuni miei articoli saranno anche in inglese. Un italiano a Okinawa per tutti!



Che cosa diavolo può spingere un abitante di Okinawa, il 1° giugno, con circa 700 gradi di temperatura e un’umidità del 1000%, a fare una fila di mezz’ora sotto il sole cocente?

What on Mother Earth can push an Okinawan, on June 1st, with a temperature of around 700°C and a humidity of 1.000%, to stand in a line for half an hour under a burning Sun?





La risposta, se escludiamo la distribuzione gratuita di birra Orion, è una sola: una camicia Kariyushi, data quasi gratis. Le camicie Kariyushi, che ricordano le Aloha hawaiane (ma sono più sobrie e discrete), furono disegnate per la prima volta negli anni Settanta per promuovere il turismo a Okinawa. Allora le usavano solo gli agenti di viaggio, oggi sono divenute la divisa della maggior parte degli impiegati negli uffici di Okinawa. Più simpatiche e allegre dei completi di Tokyo, così come le persone che le indossano… Vogliamo mettere il piacere di dire ‘Sì, Signore-san’, inchinandosi tre volte, a un capufficio che indossa una camicia gialla con le palme, rispetto a uno che pare il boss di un’impresa di pompe funebri?


The answer, if we exclude a free distribution of Orion beer, is only one: a Kariyushi shirt, given almost for free. Kariyushi shirts, that remind the Alohas from Hawaii (but more sober and less cheesy), were designed for the first time in the '70s to promote tourism in Okinawa. In that period they were used only by travel agencies' employees, today they became the uniform of the majority of office workers in Okinawa. More funny and happy than the suits of Tokyo, as well as the people that wear them… Would you compare the pleasure of saying ‘Yes, Sir-san’, bowing three times, to an office boss that wears a yellow shirt with palm trees, rather than to one that looks like the manager of a funeral home?




Da qualche anno, ogni 1° giugno, alla base del grande edificio della Prefettura di Okinawa, lungo Kukosai-dōri a Naha, si tiene una cerimonia davvero particolare. La gente porta da casa un po’ di camicie vecchie, prende un numero, fa una coda sventolandosi con tutto ciò che ha di sventolabile, fa finta di ascoltare un discorso ufficiale tenuto da un manipolo di autorità locali, e alle 12,30 di fuoco inizia lo scambio: tre vecchie camicie in cambio di una nuova. In fila a sudare, oggi, c’era di tutto. Anziani, bambini, modelle, coatti. Pure un gaijin trapiantato a Okinawa e che sa apprezzare il valore intrinseco di una Kariyushi che si rispetti.



In the last years, every June 1st, at the bottom of the building of Okinawa’s Prefecture, along Kukosai-dōri in Naha, there’s a special ceremony. People bring old shirts from home, take a number, stand on a line waving whatever they can wave, act like listening to an official speech kept by a little group of local authorities, then at burning 12,30 the swap starts: three old shirts for a new one. Sweating in the line, today, there was every kind of person. Elder people, children, models, cheesy guys and cheesy girls. Even a gaijin who has moved to Okinawa and that knows how to appreciate the deep value of a respectable Kariyushi.



Le camicie vecchie devono essere rigorosamente dello stesso stile tropicale e made in Japan (niente porcherie made in China, per intenderci). Alcuni addetti controllano scrupolosamente le etichette, così da evitare i furbetti (io ne ho visto uno che è tornato a casa con le stesse camicie che aveva portato, bofonchiando cose brutte). In cambio di quelle promosse viene dato un tagliando. Con questo si passa alla parte opposta del bancone, dove – in una rissa da massaie al mercato del pesce - si sceglie la/le camicia/e nuova fiammante.


The old shirts must have strictly the same tropical style and be made in Japan (no garbage made in China, to be clear). Some employees check carefully the labels, to avoid ‘smart people’ (I’ve seen one of them, going back home with the same amount of shirts that he had brought, whispering bad words). In return of the ones that passed the check, you get a voucher. With this one you go on the other side of the stall, where – like in a fight between housewives at the fish market – you can choose the brand new shirt/s.



Queste ultime sono offerte dalla OASIA (Okinawa Apparel Sewing Industrial Association), del cui dèpliant vi citerei volentieri un sunto, se quegli internazionaloni dell’associazione non lo avessero stampato esclusivamente in giapponese, titoli esclusi: Progress; Kariyushi History (foto di Bill Clinton con una camicia che deve aver indossato non più a lungo del click del fotografo); Material & Local industry; Trademark registration (il logo: il dragone di Okinawa).


The new shirts are offered by OASIA (Okinawa Apparel Sewing Industrial Association), and I’d be very happy to give you a summary of their leaflet, if only these very international guys wouldn’t have printed it exclusively in Japanese, titles excluded: Progress; Kariyushi History (photo of Bill Clinton with a shirt that he must have used for no longer than the click of the photographer); Material & Local industry; Trademark registration (the Okinawa’s Dragon as logo).


Le camicie usate sono raccolte e stivate in scatoloni che vengono date in beneficienza a qualche Paese povero (in passato alle Filippine, quest’anno non so). Se da grande avessi deciso di fare il rapinatore, oggi avrei seguito il camion con gli scatoloni e lo avrei depredato, ma senza passamontagna (troppo caldo). Ho deciso, invece, di fare il fotogiornalista sottopagato, dunque niente rapine e, nell’armadio, solo un paio di Kariyushi usate che ho comprato tempo fa. L’inizio di una Grande Collezione, spero.


The second-hand shirts are collected and stored in boxes that are given as charity to some poor country (in the past to the Philippines, I don’t know about this year). If once grown up I had decided to be a robber, today I’d have followed the truck with the boxes and robbed it, but without balaclava (too hot). I’ve decided, on the other hand, to be an underpaid photojournalist, then no robbery and, in the wardrobe, only a couple of used Kariyushi that I bought some time ago. The start of a Great Collection, I hope.



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