domenica 19 gennaio 2014

IN BOCCA AL LUPO, SUSUMU!


Giornata indimenticabile, ieri a Nago. Non tanto per il freddo lurido – il naso mi gocciola sulla tastiera del computer -, ma per la situazione. Oggi, nella città a nord di Naha, si vota per l’elezione del sindaco, e ieri i sostenitori dei vari partiti si sono affrontati pacificamente, alla giapponese, per le vie di Nago. Furgoncini agguerriti, armati di altoparlanti e di ciurma con guantini bianchi dal candore impeccabile, a urlare slogan per le vie della città e a salutare tutto e tutti. Comportamento molto civile – alcuni opponenti, addirittura, si scambiavano dépliant elettorali, ringraziandosi a vicenda… -, anche se i timpani mi fischiano ancora. Ho passato un intero pomeriggio a seguire la cosa, anche se la partenza è stata velenosa. Sull’autobus per Nago – a un’ora e mezza da Naha – mi si è seduta di fianco una stagionata filippina, mia compagnuccia di tentativo di studio del giapponese in una scuola che offre corsi gratuiti. La nonna andava a trovare il figlio e mi ha tramortito di chiacchiere (i filippini sono un po’ i napoletani d’Asia, gran simpaticoni e festaioli, però dotati di troppi dèi, troppi figli e troppa logorrea, tutti ingredienti pesantini sulla lunga distanza). A tre quarti del viaggio sono scappato verso un posto a sedere a distanza di sicurezza (“Mi scusi, devo dormire un po’, altrimenti faccio le foto storte”).
  





Arrivato a Nago ho subito scovato uno degli uffici del mio candidato (se solo potessi votare). Si tratta di Susumu Inamine, sessantotto anni portati con cuore da leone. Sindaco in carica, in pratica è l’unico politico di alto livello di Okinawa a opporsi alle basi americane e ad Abe. L’unico ad aver tentato di sviluppare in loco un’alternativa commerciale e lavorativa ai sussidi di Tokyo. Il primo ministro Abe ha promesso di inondare l’arcipelago di soldi se la cricca politica locale gli permetterà di portare a termine il proprio programma: ampliare a dismisura le basi americane già presenti nell’arcipelago. In particolare quella di Henoko, a breve distanza da Nago. Lì, in una bella baia che è un insostituibile ecosistema per i dugonghi, c’è già una base (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/02/la-questione-americana.html). Con il nuovo progetto, però, verrà ampliata così da ‘trasferire’ quella di Ginowan. In pratica, però, le basi saranno raddoppiate. Il disastro ambientale, ancora uno, è dunque alle porte. Il governatore di Okinawa lo appoggia, dopo essere stato eletto al grido di “non più basi”, rimangiato al volo appena Abe ha iniziato ad aprire il portafogli. Molta gente di Okinawa e del Giappone, però, non ci sta. E ieri ha protestato in massa, appoggiando la candidatura di Susumu-san, l’unico politico che ha accolto a braccia aperte Oliver Stone quando il regista ha visitato Okinawa qualche mese fa (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/08/una-serata-con-oliver-stone-evening.html). Mentre sto scrivendo si vota, fino a stasera, poi i giochi saranno fatti. E, comunque andranno le cose, anche se Susumu-san dovesse perdere (come danno i pronostici: il denaro di Abe fa gola a troppa gente, speculatori edilizi che appoggiano il governatore in primis), per chi lo ha appoggiato ieri è stata una giornata davvero bella. E a me piace qui ricordarlo.

 







Nell’ufficio che ho visitato mia moglie Satoko e molti altri hanno fabbricato incessantemente dugonghi-origami per tre giorni, da distribuire nelle strade. Una signora che da anni di batte per Henoko ha fabbricato e tinto con colori naturali i fazzoletti blu indaco dei ‘susumisti’ (le sue mani erano diventate blu cobalto). 




Mi ha fatto un po’ impressione vedere che il blu ‘berlusconiano’ qui è simbolo dei progressisti, così come il verde ‘padano’ il colore di Abe. 






Il motto dei sostenitori di Abe è 'I love Okinawa'.
Chissà che cazzo intendono, per 'love' (mattoni? soldi? basi militari?)


Verso le due e mezza siamo usciti per una piccola sfilata attraverso le vie del centro. Una donna indossava un caldo costume da dugongo di peluche (beata lei) e ha salutato le auto di passaggio e ballato con i bambini al suono dello sanshin (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/04/sanshin-okinawa-in-musica.html). Satoko ha distribuito dugonghi di carta a chiunque respirasse, mentre un simpatico Bob Dylan locale intonava canzoni pacifiste e ambientaliste.

 








































Durante la nostra processione siamo finiti in un’antica distilleria di awamori (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/04/awamori-lo-spirito-di-okinawa.html), ma mi sa che il tipo che era lì a lavorare – uno dei soli tre rimasti a sgobbare all’antica – era un pasdaran di Abe. In pratica ha scacciato dugonghi e musicisti dal giardino, senza troppi giri di parole. E, a mala voglia, mi ha permesso di ficcare il naso tra le botti a fare qualche foto. Prima di andarmene ho proposto a Satoko di allungare con un po’ di mie gocce personali il contenuto di una botte (come ho detto faceva freddo e la diuresi correva a briglia libera), ma mi ha detto che forse non era il caso. Certo che se lo meritavano, visto anche quello che spacciano (bottiglie per alcolisti con la foto dei bebè…).

 


Lentamente il nostro gruppetto si è unito ad altri, alternati a numerosi fotografi e giornalisti – ho pure incontrato il corrispondente di Le Monde. Tutti i partecipanti, una marea blu, sono confluiti a un incrocio di dimensioni XL dove, dopo un po’, è arrivato Susumu-san. Folla in visibilio, molti stringimani, bandiere sventolanti, click dei fotografi. Il sindaco è salito sul tetto di un furgoncino e, preceduto e seguito da un’infinità di chiacchiere dei suoi sostenitori, ha fatto un discorso di durata decente, acclamato dai più. La folla era eterogenea, bambini e bisnonne, blogger di tendenza che narravano l’evento dal vivo e gente che si era annodata corde blu per spedire i pacchi al cranio. Poi, come le chiacchiere sono finite, tutti si sono diretti altrove. In Italia, in una situazione del genere, sarebbero rimasti sul selciato almeno un paio di carabinieri e qualche tonnellata di immondizia. A Nago, in quell’incrocio, non è rimasto nemmeno un coriandolo blu.

 
















I sostenitori di Susumu-san hanno continuato a distribuire dugonghi fino alle otto di sera, a tenebre calate. A quell’ora avevo un inizio di broncopolmonite, ma ciò non mi ha impedito di avvistare, dall’altra parte di una grossa strada, il furgoncino elettorale di Yamamoto Tarō (山本 太郎), giovane ex attore di successo, boicottato dall’industria del cinema giapponese dopo che, a centrale di Fukushima implosa, ha deciso di battersi in politica contro il maledetto nucleare. Tanto da diventare deputato e, qualche mese fa, avere le triple palle per consegnare di persona una lettera sulla rognosa questione all’intoccabile imperatore (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/03/fukushima-due-anni-dopo.html). Ieri sera l’ho incontrato mentre, circondato da supporter modelle, ne diceva quattro al microfono, diretto agli automobilisti di passaggio dall’incrocio, ai quali elargiva instancabili sorrisi e inchini. Molti lo chiamavano dai finestrini per stringerli la mano. Anch’io gli sono corso dietro – mi sono sentito come una studentessa di quattordici anni - per stringergliela e gli ho detto, in inglese: “Sono italiano, ma vivo qui. La ringrazio per tutto ciò che sta facendo. Continui così, per favore!” Lui mi ha regalato un sorrisone dei suoi.




ULTIM'ORA:
SUSUMU HA VINTO!!!
EVVAI!



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