martedì 7 gennaio 2014

MOCHI DAY!



Ieri alla scuola elementare Takara, dove lavoro come assistente di inglese, è stato un giorno speciale. Mai avrei pensato di divertirmi così tanto nel luogo in cui, dal lunedì al venerdì, sgobbo. Come ogni anno poco dopo Capodanno, ieri si è tenuta la cerimonia del mochi, il dolce fatto con il riso preso a mazzate di legno fino a ridurlo in una specie di caucciù. Cerimonia che ha avuto ben poche formalità e molto divertimento. Tutto è iniziato con uno spettacolo di Hula hawaiana, che a Okinawa furoreggia (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/03/okinawa-quasi-hawaii.html). Asato-san, la simpatica capa dell’amministrazione, ha studiato questa danza anni fa ed è stata seguita dal direttore della scuola e altri. Per fortuna mi è stata passata la ghirlanda di fiori a cinque secondi dalla fine, così più di accennare qualche movimento (ignoto) con le manine non ho fatto. Grazie a Gesù non esistono prove visive di quel tragico momento.

Poi si è dato il via al momento più importante del rito. Tutti i sensei, a partire dal direttore, hanno dato sonore mazzate all’interno di due grandi mortai di marmo, mentre un addetto al movimento del pastone (due mazzate, poi rivoltare con le mani: operazione altamente rischiosa), in ginocchio, alternava il rimescolo alle legnate. Una maestra oggi zoppicava, reduce dalla posizione non comodissima. Anch’io, ovviamente (in quanto unico gaijin del mazzo sono SEMPRE invitato al circo; Santa Claus docet), ho dato le mie belle quattro mazzate, e devo dire che è stato divertente, anche perché mia partner delle fatiche era la venere della scuola.
  
Ridotto il povero riso in melma bianca, lo abbiamo divorato dopo averlo ‘infarinato’ in zucchero di canna – quello di Okinawa è buonissimo – e in olio di soia. Lo so, qualcuno non mi crederà, ma era molto buono. E ho potuto confermare quanto avevo letto l’altro giorno su Fèssbokk a riguardo del mochi: ogni anno parecchi nonni ci rimangono secchi mentre lo mangiano. La sua consistenza è più o meno quella delle pece, per cui se non ‘infarinato’ a sufficienza rischia di fare da tappo al tunnel che collega naso a polmoni. Per un breve momento di apnea ho visto gli dèi, poi tutto è andato giù liscio e sono ancora qui a raccontarvelo.

 

La festa si è conclusa con intrattenimenti vari, sembrava Giochi senza Frontiere. Al suono di una pianola in stile saloon recuperata dalle immondizie, si è fatto un giochino di ballo da sagra paesana. Venivano chiamati a sorte i segni dello zodiaco cinese, e chi aveva il tal segno si esibiva in una quadriglia senza troppe pretese. Mi sono sorpreso a vedere che la maggioranza dei festaioli era del segno della serpe, come me.



Poi mi è toccato pure a un giochetto in cui bisognava tracannare una bibita gassata al sapore di gomma da masticare, finché uno dei partecipanti non alzava la mano per eccesso di schifo. A me la bibita, con un bel teschio sull’etichetta e una biglia di vetro come gadget al suo interno, è piaciuta e me la sono bevuta tutta. Come premio ho vinto un buono sconto per l’abbinata caffè + torta (se ne compro sei me ne regalano una…). La cosa più bella del premio è l’involucro con Mabuya (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/06/viva-mabuya.html), il supereroe ufficiale di Okinawa.


Tutto si è concluso con una lunga barzelletta raccontata dal direttore di cui, essendo in giapponese stretto, non ho capito una mazza (l’unica parola interessante che ho captato era oppai, mammelle), ma che a quanto pare è piaciuta. Tutti hanno riso e applaudito. E così ho fatto io.


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