mercoledì 1 gennaio 2014

UN CAPODANNO CON LA CAMPANA



Negli ultimi anni ho ignorato il Capodanno, sentendolo come una festa dovuta, gonfiata con il compressore. Ho sempre fatto questione di russare abbracciato al cuscino prima della mezzanotte, anche per evitare di sentire i botti imbecilli. Quest’anno, però – vita nuova -, è andata diversamente. Mi sono divertito, con Satoka e i miei amici, a festeggiare il 2014 al meglio delle ragnatele nel mio portafogli.
   

Ieri mattina, per cominciare, siamo andati agli orti di Shuri, un’area verde in una piccola valle incuneata fra i palazzi dove alcune persone, un po’ come i pensionati nelle periferie italiane, coltivano il proprio orticello. Opera santa, considerando i prezzi della verdura e della frutta in Giappone. Lì abbiamo incontrato il simpatico Nakama-san, un passato in Australia e un presente a Urasoe. Gestisce l’orto semi-pubblico (per avere un pezzetto di terra basta pagare una cifra non esosa) seguendo l’associazione Permaculture (http://en.wikipedia.org/wiki/Permaculture), incentrata su una specie di filosofia del vivere bucolico rispettoso dell’ambiente e delle viscere umane (niente schifezze made in Monsanto, per intenderci). L’orto di Shuri è ben organizzato e la nostra amica Anna ha preso un pezzetto su cui fare crescere erbe (‘Marijuana?’, le ho chiesto speranzoso al volo. ‘Nooooo!’). Anna non ha una gran dimestichezza con le zolle e mi ha trovato espertissimo di agricoltura solo perché, mentre camminava sulle piante di pomodoro, strappavo un po’ di erbacce da quelle scampate alle sue suole. ‘Mio nonno aveva una terra MOLTO grande e vi coltivava di tutto, a parte la marijuana’, ho detto alle girls. ‘Ohhhh’, hanno fatto le girls. Come tutti gli orti del mondo quello di Shuri ha qualche fantastica vasca da bagno riciclata, cui va aggiunto qualche miliardo di zanzare e, forse, tra le piante tropicali, anche qualche bel pezzo d’habu (la viperona di qua). Dopo molte chiacchiere piacevoli con Nakama-san (Tomomi ci ha lasciato un po’ di cuore, ma l’uomo tiene famiglia), abbiamo lasciato l’orto e siamo andati a caccia di cibo.

 


Anna ci ha abbandonati al nostro destino al triplo colesterolo per impegni precedentemente presi, poi siamo andati a casa di Tomomi e abbiamo iniziato a dar fuoco alle pentole. Sarò breve, questo il menù della giornata: per pranzo una cofana di tagliatelle De Cecco all’amatriciana (lo so, le due cose cozzano un po’, ma sono andate giù lisce lisce); per cenone: TRE fiamminghe di melanzane alla Parmigiana, un catino di pollo al burro indiano (senza burro ma con molto limone), insalatina ricca di perché, frittelle di patate tedesche e curry di cavolfiori e carne di soia (per le abili mani di Tatsu-san), lomo e fantastico pecorino spagnoli portati da José, reduce da Alicante; per concludere, il biscocho di José e i cookies di Ja Anna (seconda Anna; Ja perché dentro è giamaicana). Tra gli ospiti di passaggio c’era pure Jacopo, ventiduenne di Padova, a Kyoto per sei mesi (studia design) e per poco tempo a Naha (oggi è già a Taipei), un simpatico coach-surfer ospite di Tatsu.




  
A mezzanotte, anche per buttare giù tutto quel bendiddio, siamo saliti sul tetto a stappare buono spumante Martini e succo d’uva francese per educande (non faccio nomi), mentre le sirene delle navi fischiavano l’anno nuovo nel porto di Tomarin.


Dopo due ruttini, tutti al piccolo tempio a due passi da casa di Tomomi, a buttare una monetina nella piscina-salvadanaio e a battere un tocco di campana per salutare il 2014. Cross, il barboncino di Mayumi-chan, lo abbiamo dovuto imboscare sotto la giacca di Tomomi: come tutti i cani ha i timpani delicati e non ama le campane. Un saluto ai pesci del tempio e poi a nanna, a cercare di digerire.






Per concludere, scusatemi la banalità: AUGURI!!!


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