domenica 22 giugno 2014

BOLOGNA vs ROMA


Primo, quasi storico workshop di pappe italiane oggi al ristorante Volare dell’amico Pietro 2 (Sartogo, all’anagrafe). Più che italiane in senso garibaldino, quasi leghiste: Bologna contro Roma. Spacciato per una (falsa) gara, vinca il migliore, in realtà non sono state distribuite né coppe né medaglie, ma solo un bel bel po’ di calorie. A partire da quelle della stagione: essendo il secondo giorno d’estate tropicale ed essendo metà dei condizionatori d’aria del ristorante morti, cui abbiamo aggiunto fuochi infernali in cucina, possiamo dire di aver sudato tutte le calorie messe in groppa dalle proteine assortite. Il menù, ricco di carni e di formaggi, non è stato esattamente vegano né in linea con la stagione, ma noi siamo tutti atei e cattivi e riteniamo di avere in canna un colpo solo, qui e adesso. Nel dubbio godiamo ora, chissà se domattina frequenteremo ancora questo pianeta.


VOLANTINO FATTO DA SATOKA PER PROMUOVERE L'ORGIA

Abbiamo cominciato alle 9 e mezza, aprendo la bottega. Il team (oltre alla mia sudata personcina): Satokissima, moglie cui devo una spettacolare promozione on-line in giapponese, parte di queste foto e il consueto, impagabile aiuto nella preparazione e realizzazione del tutto; l’insostituibile amico Tatsu-san, in arte Mabuya, che ci ha raccattati, trasportati, noi e le nostre cento pentole, fino al luogo dello show, aiutandoci di brutto con la traduzione dall’inglese al giapponese e in cucina (ha lavato settemila piatti) e che è l’autore di metà di queste foto; Pietro 2, oste della location, generoso e disponibile, divertente e simpatico come sempre. Oggi aveva pure la maglia della Maggica che gli avevo regalato per il mio compleanno, anziché la solita uniforme bianca da generale della ristorazione. Last but not least, grazie alla micia Tabi-chan che ha ci aiutato a preparare le borsone con gli ingredienti.




Dopo un’ora il pueblo è iniziato ad arrivare e sudare. Ettolitri di acqua ghiacciata hanno evitato loro il collasso e permesso a noi di iniziare. Saluti, illustrazione degli ingredienti ed elenco sommario del menù:


BOLOGNA
Tagliatelle al ragù
Lasagne
Friggione
Insalatona
Mele fritte (di nonna Giorgina)




ROMA
Rigatoni alla carbonara
Pasta fredda della mamma (con melanzane)
Calamari fritti
Insalatona
Ricotta con il cacao e lo zucchero (più frutta candita)



Il friggione è un piatto dell’Ottocento bolognese, patrimonio delle nostre nonne. Per prepararlo, ieri sera, ho impestato il nostro appartamento e tutto il suo contenuto (asciugamani, sofà, gatta): le cipolle bianche vanno fatte riposare con il sale e lo zucchero, e considerando che a casa abbiamo 50°C mi meraviglio di non aver fatto il botto ed essere ancora qui, vivo, a raccontarvi tutto ciò.
Oggi ho fatto una cofana di ragù (tutte le mie sentitissime scuse a mucca e maiale), due teglie di lasagne (fantastiche! Era da una vita che non le facevo, essendo forno-privo, ma non ho perso la mano) e una montagna di mele fritte, arricchite da una busta di zucchero vanigliato Bauli, un raro avanzo delle orge natalizie.




Sul versante romano Pietro ha fatto du’ chili di pasta che non sono riuscito a sfiorare (il pueblo ha spazzolato tutto mentre sudavo sui fornelli), un’insalata deliziosa delle sue, ottimi calamari e uno spettacolare dolce di ricotta. Il ragazzo è un vero Maestro con gli zuccheri, e almeno in quella sono riuscito a infilarci un dito. Poi caffè nella moka per tutti. Per il caffè va ringraziato il lavoro minorile, oggi ampiamente sfruttato: sotto la direzione di Satoka sono state messe allo sgobbo le due bambine di Yota-san (un amicone di cucina che viene sempre ai miei workshop da Bacar, vero cultore delle Pappe Serie; sue alcune di queste foto) e quelle di Rene, una simpatica americana innamorata dell’Italia. Armate di macinino le fantastiche quattro cinne hanno macinato un sacco di caffè Lavazza in grani; poi hanno spezzato le reni, armate di grattugia, a due triangoli di Grana Padano.



I cibi sono apparsi sulla scena in ordine sparsissimo, secondo un metodo free-style di workshop che è l’unico che concepisco e che, di solito, piace ai giapponesi, troppo abituati a workshop zeppi di regole asettiche in stile da caserma. Tutti i partecipanti – Pietro ne è rimasto stupefatto – hanno aiutato a riordinare e a lavare un’infinità di piatti, un po’ come fanno quando vanno all’estero a vedere la loro nazionale buscarle (ma non per questo si offendono e, unico popolo educato al mondo, raccolgono la propria cacca dagli stadi). ARIGATOU GOZAIMASU, Minna-san! A metà avventura è pure arrivato John a spacciare i suoi formaggi.





Stavolta siamo andati lunghi… abbiamo finito alle 4 e mezza, con una bella birra gelata a fine corsa. Tutti si sono divertiti, a partire da noi. Così abbiamo deciso di fare il bis, cambiando tema. Il 10 agosto terremo un secondo workshop intitolato Italian Summer: piatti freschi per combattere i condizionatori defunti. Spritz a go-go. Pietro 2 ha ipotizzato di mettere una piscina gonfiabile e fare intervenire le signore partecipanti in bikini. Io non mi sono opposto, il locale è suo e ci fa la cippa che gli pare, rrright?





1 commento:

  1. Okinawa è bellissima, nonostante la sua americanizzazione e giapponesizzazione, ma Miyako è ancora più bella!

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