domenica 3 agosto 2014

ALMENO 20.000 ASCELLE SUDATE


Almeno 20.000 ascelle sudate, oggi pomeriggio, lungo Kokusai-dōri. In Italia abbiamo il lunedì di pasqua, in cui immancabilmente diluvia. Qui a Okinawa abbiamo il giorno della sfilata dei (delle?) 10.000 Eisa, in cui immancabilmente si schiatta dal calore infernale, anche se il giorno prima ha tifonato. Così oggi mi sono cosparso di protettore solare il taglio di capelli da Marine, ho fatto scorta d’acqua, doppio deodorante, e via a fotografare.










È il terzo anno in cui fotografo il festival, posso dire ‘nulla di nuovo sotto il sole’. Il momento più elettrizzante è l’inizio, sempre aperto dall’inno locale, la maraglissima eppur bellissima canzone MIRUKUMUNARI (ミルクムナリ), suonata dal maraglissimo eppur bravissimo Hidekatsu-san. Quest’anno ho fatto questione di andarlo a fotografare a un centimetro dal mento e dal suo fichissimo sanshin elettronico (mi volevo vendicare dell’applicazione nazi delle regole subite ieri in spiaggia, fatte uno sforzetto e leggetevi anche il post precedente sui bagnini, per fav.). Ogni volta che sento questa canzone mi si drizzano i peli di sopra e pure quelli di sotto.

 


Il sommo Hidekatsu-san è stato seguito da una vestale quasi greca che ha gorgheggiato cose velate. Pure lei dev’essere una VIP locale, ma mi era ignota, anche perché non è che frequenti un granché l’immonda TV.
Dopo i gorgheggi il pueblo – 10.000 figuranti armati di taiko – ha continuato lentamente a picchiare i tamburi lungo la via-imbuto dei turisti. Un battaglione di acquaioli ha elargito secchiate sul selciato rovente, man mano che il grande serpente si muoveva.
Anche quest’anno, come sempre, tra il pubblico c’erano gli alieni, travestiti da umani ricoperti di involucri anti-raggi solari. Oggi ne ho visto uno davvero particolare, avvolto da (credo) carta metallica. Aveva pure avuto l’accortezza di chiudere con lo scotch da pacchi una fessurina della sua visiera integrale, caso mai vi passasse attraverso un pericolosissimo raggio gamma inceneritore.



 



Mentre me ne andavo a comprare barattoli di pelati (fra qualche giorno dovrò sfamare il popolo a un festival latino), pensavo: “Come si potrebbe riciclare tutto questo sudore (20.000 ascelle da tamburo, più forse altre 10.000 di guardoni turisti)? Si potrà trasformare in energia?”. In questo periodo sto attraversando una fase ecologica, autarchica, vagamente partigiana. Suggerimenti costruttivi benvenuti (poi li passo al Governatore di Okinawa, per il prossimo anno).



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