domenica 22 marzo 2020

A PROPOSITO DEL VIRUS


Dalla pagina Fèss-bokk "Un italiano a Okinawa", copio e incollo:

Cari Amici in Italia e nel resto del mondo,
innanzitutto un collettivo COME STATE? / SPERO BENE, anche se ai domiciliari.
Mi scuso per non scrivervi uno a uno, ma (1) se gli dèi lo vogliono siete tanti e (2) presumo che siate travolti costantemente da messaggi simili, dunque non vorrei essere il milionesimo individuo a stracciarvi l’anima.
Alcuni di voi mi contattano, sempre più spesso, con la stessa questione (a volte su pagine un filo poco attinenti al tema, tipo quella per i gatti, quella per gli italiani a Okinawa o quella di un mio evento sul formaggio…):
“Ma lì da te, il virus non c’è?”
Leggendo alcuni miei post tesi alla vita (promozione di eventi ecc.) vi dovete essere fatti l’idea che dove sto il virus non sia arrivato, oppure che io abbia tendenze suicide di massa. Le cose non stanno esattamente così. Tenete conto, per favore, della grande differenza culturale fra l’Italia e il Giappone. Qui in Giappone, perfino nella diversamente acculturata Okinawa, è venerato il Dio Yen, più del Dio Euro in Europa. I poteri forti dello Stato-azienda fanno di tutto per tacere, insabbiare, sorvolare, minimizzare sulle notizie che potrebbero danneggiare l’economia. Olimpic Game$ o muerte!, wakaru? Un po’ come stanno facendo in Cina, dove i morti hanno improvvisamente smesso di morire. La Cina, Paese che non pensa affatto al denaro ma solo al benessere dei propri cittadini, ha evidentemente deciso di rimettersi in pi$ta ASAP, dunque… fate voi i conti.
Qui a Okinawa l’ufficialità vuole solo tre contagiati (misteri misteriosissimi sulla loro fine) a metà febbraio, uno strascico della nave da crociera apportatrice di peste - come tutte le navi da crociera, a mio punkabbestia parere -. Poi, per oltre un mese, tutti sani nell’isola felice spazzata dai venti e dove la gente (pigra) usa poco i mezzi pubblici - treni di lunga percorrenza inesistenti - e molto i sofà con le ruote sotto per andare a prendere le sigarette sotto casa, dunque pochi contatti con altra carne nei mezzi pubblici, se non con gli undici figli nel SUV famigliare. Gli okinawensi, inoltre, sono caldi, ma non tanto quanto gli italiani. Anche se si vogliono bene non si danno baci francesi a tutto spiano. Si abbracciano il minimo indispensabile, se mai lo fanno. Poco amore dimostrato, dunque forse anche poco virus.
La situazione sembra aver avuto un’escalation ieri, quando un’adolescema è rientrata dalla Spagna positiva, ma senza attendere il risultato del test a Narita si è infilata sul primo aereo dell’ANA per Okinawa, portando bei regali alla sua famiglia e, presumo, agli altri passeggeri. È prevedibile, dunque, un altro po’ di peste ufficiale anche qui.
L’altro giorno, mentre ero dal medico per la rituale prescrizione di pillole per la pressione, gli ho chiesto che cosa potrebbe fare un’anima preoccupata in queste lande periferiche, se mai manifestasse sintomi o, semplicemente, volesse controllare la propria salute. Il caro dottore mi ha stanato su internet un ospedale a Naha specializzato in malattie infettive che dispone di ben QUATTRO letti per i casi ‘speciali’. Poi un altro, presso l’università della vicina Nishihara, con un parco letti analogo. A Okinawa siamo circa un milione e mezzo… fate voi i conti.
Mi ostino a organizzare micro-eventi perché, dio virus, il postino si ostina a portarci brutte buste contenenti l’affitto, le bollette e altri odiosi foglietti. Il mio lavoro part-time a scuola, che copre l’affitto, al momento è bloccato, dunque sono ufficialmente disoccupato. La vendita dei miei cocci vintage europei non procede come vorrei, anche perché in questo periodo la gente si tiene stretto il borsellino. Con che cosa posso pagare la pappa delle gatte??
In ogni caso, ai miei micro-eventi non accorrono folle oceaniche e, se possibile, cerco di tenerli in locali più areati e capienti possibile. Qui nessuno ha ancora proibito le passeggiate, i cani pisciati e le bevute fra amici, anche se forse dovrebbe iniziare a farlo. Qui non si sono ancora accaparrati tutta la carta igienica. E qui nessuno si sognerebbe, per responsabilizzare la gente, di inventare un’autocertificazione da asporto: com’è noto, a grandi linee, i giapponesi seguono le regole senza chiedersi troppi perché.
Mi domando, caso mai la peste dilagasse anche qui, se i giapponesi tirerebbero fuori la bandiera nazionale dai cassetti e iniziassero a sventolarla dai mini-balconcini condominiali. A cinquantaquattro anni suonati non ho ancora capito - sarà perché non ho studiato Medicina come fece nonno Pietro – la correlazione fra patria e virus, noto criminale apolide che se ne fotte delle frontiere e, soprattutto, degli inni nazionali.
Mia mamma sta bene – grazie ancora a quelli di voi che mi hanno domandato a riguardo -. Nella sfiga, ha avuto la fortuna di (1) andare in pensione e (2) trasferirsi in una casa a Vicenza con un terrazzo grande quanto Versailles poco prima del dilagare della peste. Vi fa lunghe passeggiate quotidiane, anche se le piante non le raccontano grandi cose. Ha un divano comodissimo e sotto casa c’è un discount con triangoli di parmigiano che qui mi sogno nei sogni più erotici. Mamma non vede anima viva da oltre due settimane (le spia con il binocolo cinese dal terrazzo), ma temo che spenderà tutta la pensione in bollette telefoniche.
Per quelli di voi interessati a seguire la borsa del virus in terra okinawense vi consiglio di buttare un occhietto ogni tanto alla mia Fèss-pagina “Un italiano a Okinawa”, pagina cazzara ma non per questo priva di notizie vere e di sentimenti. Solo lì scrivo della peste cinese.
Quasi ogni giorno verso l’ora del tè guardo il TG3 della sera precedente assieme al mio amicone Gino, lui sì che è tecnologico. E soffro con voi, anche se a oltre novemila chilometri di distanza.
Che gli dèi - concetto astrattissimo, generalista, ai limiti del buonismo - siano con tutti noi (non in senso adolfiano), e che presto possiamo tornare a una vita sana e felice. Magari, d’ora in poi, senza più abusare di Sora Natura, che poi giustamente s’incazza.

martedì 25 febbraio 2020

COFFEE DAY


THANKS a lot to the kind friends and visitors who yesterday came to my "Coffee Day" event at Taste of Okinawa! It has been a personal challenge to prepare unusual dishes - pasta and rice with coffee - and do my little part to promote a bean/drink/flavour that I really love. It has been interesting to see some guest not trusting the 'strange' match pasta/rice+coffee powder and, on the other side, different guests discovering, happily surprised, a beautiful, exciting, combination.













I could also enjoy sharing my passion for Italian espresso, for South-American beans and, above all, for Vietnamese robusta coffee. Thanks also to the gentle souls, coffee-lovers, that bought some of my "Europa Vintage Okinawa" collection of European coffee goods. Yesterday, even if the virus refrained some people to go to events like mine, I enjoyed very much the situation.








A special ARIGATOu to the gentle owner of Taste of Okinawa,
Tomoaki Goeku, for renting me, once more, his fantastic space. A DANKE SCHON to the unique, new 'beer guy' in town,
Wolfram Opitz, for providing the most amazing coffee-beer (Wolfbrau) and to his gentle wife for her fantastic coffee (Wolfbrau too). Last but not least, a super-GRAZIE MILLE to my good friend Gino Goya, once again my life buoy in the emergency situations (yesterday: miscalculation of eggs + priceless third hand to make extra tagliatelle; and taxi driver too!). Some guest asked me if I'll hold a similar event next year... What can I say? I hope so!







sabato 18 gennaio 2020

LA VERITÀ, TUTTA LA VERITÀ, NIENT'ALTRO CHE LA MIA VERITÀ


Il Progetto di quest'anno, l'Opera Magna, marchette-free:
Una guida che prima o poi, speriamo prima, nascerà.
Scritta a quattro mani/piedi con l'amico biologo marino Giovanni Diego Masucci e con il prezioso contributo di altri amici, perlopiù girolami.
Quando uscirà (su Amazon, in mancanza di $eri editori stampanti)?
Solo gli dèi lo sanno.
Per ora beccatevi l'introduzione, tanto per avere un'idea di che cosa si tratterà. Insh'Allah!


Con preziosi contributi di Emanuel Giordano e Gabriele Parlani (karate), Marco Pampaloni (isole e isolette), Eugenio Goi (supporto tecnico, giapponese)

Dedicato alle isole Ryūkyū che furono



INTRODUZIONE


  Dopo quasi nove anni passati a Okinawa, per me scrivere una guida di viaggio sull’arcipelago in cui ho deciso di vivere è quasi un atto dovuto. Non perché io soffra di grafomania, ma perché in questo lasso di tempo troppe cose sono cambiate, quasi mai in meglio. Inoltre, sul mio blog dedicato a Okinawa vengo sempre più spesso contattato da compatrioti in fuga dal Bel Paese, oppure in semplice vacanza da queste parti: molti di essi, oltre ad avermi scambiato per un’agenzia di collocamento, mi devono aver pure scambiato per l’ente del turismo okinawense. Perché, dunque, non mettere tanti puntini su altrettante i, una volta per tutte? Se possibile, consigliando quanto è rimasto di buono da queste parti, sorvolando - il più possibile - su ciò che non lo è più; lungi da me lo spirito del dottore missionario: se il mondo ha deciso di farsi male con le proprie manine non riuscirò di certo a convincerlo a rinsavire.

  Ecco un breve elenco del marcio in Danimarca (poi non lo citerò più, forse lo giuro): cemento a go-go, depositato dalle betoniere spesso controllate dalla yakuza su ogni filo d’erba che osa mettere il capino fuori e vedere che faccia ha il sole; basi militari americane e giapponesi pure in costante espansione, come se già non bastassero quelle presenti, di pari passo al cemento; distruzione dell’ecosistema - coralli, foreste -, quotidiana e massiccia, grazie all’iper-pesca, all’avidità edilizia delle grandi catene alberghiere e commerciali e, più in generale, grazie a un senso di disgusto che troppi giapponesi provano nei confronti di tutto ciò che è naturale (natura = sporco, secondo innumerevoli testine); lo sfruttamento dei poveri animali solo in termini di cibo o di attrazione turistica, in primis la gallina dalle uova d’oro, l’infame prigione per pesci (l’acquario Churaumi); l’esplosione, in termini di numeri, delle crociere cinesi - ma non solo - negli ultimi anni, frutto di una scellerata scelta economico-politica voluta dai recenti governi locali (il risultato: sempre più orde di carne sguaiata a caccia di shopping compulsivo, totalmente disinteressate alla cultura e alla storia di Okinawa, ma interessatissime a riportare in Cina carriole di creme per la pelle Shiseido e altre amenità); distruzione sistematica delle belle case tradizionali okinawensi, per sostituirle con ben più proficui condominietti, uno più architettonicamente anonimo dell’altro; uno stile di vita sempre più americano basato su SUV, centri commerciali, Crocs e cibi per obesi che, da tempo, hanno mandato a farsi benedire le leggende sulla longevità di cui ancora, anacronisticamente, campano tanti ‘giornalisti’ da sedia d’ufficio; parchi e giardini pubblici irrorati copiosamente con il cancerogeno Roundup della maledetta Monsanto (oggi Bayer: aspirina, addio). Temo di aver dimenticato qualcosa, ma forse è meglio così.

  Tutto questo bel menù dovrebbe bastare per farvi desistere dal visitare la bella Okinawa. Per fortuna, però, la bella Okinawa ha anche molti altri piatti, succulenti, con cui imbandire la tavola. Speriamo che continui ad averli ancora per un po’. A me e all’amico Giovanni, Don Quijote (non quello dell’omonima, orripilante catena commerciale che sta impestando pure Okinawa) e Sancho Panza importati dalla lontana Itaria, la missione - più difficile ogni giorno che passa - di consigliarvi come godere al meglio di Okinawa, valorizzandone ciò che ha di buono e autentico, dimenticando, ignorando tutto il resto. In questa guida, dunque, non troverete alcuna indicazione riguardante molti luoghi promossi dalla letteratura turistica mainstream: non ci interessano $ponsor quali l’ente del turismo o le catene alberghiere. Qui non ci sono informazioni riguardanti l’acquario, lo zoo e altri simpatici luoghi di prigionia e tortura degli animali; non ci sono grandi alberghi dai grandi comfort; non ci sono nemmeno le grandi scatole per gonzi, i centri commerciali che tutto racchiudono ma dove nulla succede. Qui non troverete americanate assortite, hamburgherie per obesi amanti delle armi. Per queste amenità vi consiglio il Sig. Google, bravissimo a stanare tutte le schifezze dell’im-mondo. Qui, al contrario, troverete quel poco di natura che ancora respira di vita propria, alberghetti e negozietti ricchi di atmosfera e non gestiti da schiavi delle catene commerciali; ristoranti che, se possibile, non vi avveleneranno e vi cucineranno cibi autentici; luoghi da visitare che profumano di verità e non di plastica. Per scrivere questa guida, oltre a sudare assai, ci siamo consapevolmente, forse masochisticamente, auto-privati di eventuali sponsorizzazioni, viaggi stampa, biglietti aerei, notti gratis in alberghi di lusso e sbafate pure di lusso in ristoranti alle cinque stelle e ai quattro formaggi. Ma, come ci piace dire da un po’ di tempo a questa parte: ce ne fottiamo.

  Come di rito, due righe di ringraziamenti agli amici che hanno arricchito questo libro: ai karateka Emanuel Giordano e Gabriele Parlani, per il loro dipinto del mondo del karate okinawense; a Marco Pampaloni, che anche se ama l’insalata a foglie grandi e non piccole, ne sa una più del diavolo su Ishigaki e dintorni; al super-tecnico Eugenio Goi, in arte Gino Goya Sensei, che con un cacciavite in mano fa miracoli nel mondo dei computer; a moglie Satoko, per le illustrazioni kawaii che arricchiscono questa guida. Speriamo, io e Giovanni, che questo libro vi sia utile, soprattutto a godere dell’Okinawa ‘buona’, quella che tutti i giorni amiamo e che speriamo ci sopravviva.

Pietro Scòzzari
Naha, gennaio 2020




domenica 15 dicembre 2019

MATSURI LATINO 2019


Thank you very much,

どうもありがとうございます,

Grazie mille,
Muchissimas gracias,
Muito obrigado mesmo
To all the nice people, old and new friends, that today came to the 6th edition of the Matsuri Latino!
It's amazing to see how this little event grew throughout these years...





As usual, it has been great fun, even if I worked as a machine. I don't know how many dozens of espresso I made.
Super-Special THANKS to Akemi Sesoko Sensei for letting us have fun at her school; to Maria Soledad Nerome and to Rumiko Onaka for organizing the whole thing; to Juan Carlos Lugo for being, once more, the perfect host, with happiness and great energy; to Oswaldo Castro, for coming directly from Chile; to the neko-women Satoko Ishizaki and Eiko Pocky for trying to raise some funds to help the poor stray cats of Okinawa. And, more in general, to all the happy souls that brought their good mood to the party and helped cleaning.
























See you at the Matsuri Latino 2020!!!