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lunedì 7 maggio 2018

I COLORI DI OKINAWA - COLORS OF OKINAWA


Fino al 20 maggio a Shintoshin, dietro il Museo d'Arte di Naha, è possibile vedere la mostra collettiva di fotografia Colors of Okinawa, sponsorizzata dall'Assessorato al Turismo di Okinawa.





Mie le due immagini di apertura, contenute anche nel libro fotografico Okinawa - Inseguendo l'istante.
Grazie a Gino Goya per le foto della mia personcina!


martedì 13 febbraio 2018

INSEGUENDO L'ISTANTE


Siore e Siori!
Anno nuovo, vita quasi nuova (si fa per dire, a cinquantadue anni suonati). Ho fatto un bambino. Non in carne, ossa e opinioni, che in giro è già pieno di ciccia pazza e ci siamo già mangiati tutti gli animali, inquinato acque, terre e cieli. Ma in carta patinata - chiedo scusa agli alberi. 
Dopo sette anni di fatiche fotografiche in terre okinawensi, il 9 aprile ho partorito un libro fotografico intitolato 'Okinawa - Inseguendo l'istante'.  Con 200 immagini a colori e un testo introduttivo e didascalie in tre lingue (italiano, giapponese, inglese), è incentrato sulla gente di Okinawa - locali e stranieri - colta in momenti particolari: festival e folclore, cultura okinawense, musica, karate, la questione delle basi militari americane, la difesa dell’ecosistema, lo sport, gli influssi culturali dal Giappone e dagli U.S.A.



Tempo fa avevo scovato per caso un altro, bellissimo libro su Okinawa (qui sopra). Esattamente come lo avrei voluto io. Invidia a manetta. Se loro sì, perché io no? In realtà nelle librerie di Naha i libri fotografici sull'arcipelago sono fiacchissimi. O stampati alla cazzo-di-Hachiko o con foto di ultima o su argomenti che alla terza pagina ti ammazzano di sbadigli. Volevo qualcosa di diverso.
Da anni mi batto (con me stesso e con l'universo) per un unico e solo tipo di fotografia ricco di sapore - a parte, ovvio, quella naturalistica e quella ginecologica. 
Vade retro, Concettuale! 
Vade retrissimo, Arte!! 
Max respect per i fotografi che passano sei mesi in una pozza di melma e zanzare per immortalare il nanosecondo in cui un leopardo lecca la pozzanghera mentre un camaleonte appollaiatogli sul fondo schiena cattura una cavalletta srotolando la lingua di cinque metri appiccicosi. Dio, a benedire il tutto, sullo sfondo.
Da anni, diciamo da quando ho raggiunto l'età adulta, amo quasi solo fotografare gente strana mentre fa cose strane. Coglierli nell'attimo irripetibile, se possibile con ironia o, quanto meno, mentre fanno qualcosa di significativo. 
Vade retro tramonti, cartoline, spose radiose, bambini troppo carini, gattini (no, questi ultimi sono santi; nel libro ce n'è qualcuno, come è giusto che sia).



In questo periodo ho sudato moltissimo. Per trovare uno stampatore che non mi dissanguasse. Per organizzare delle presentazioni in Italia. Per chiedere la liberatoria ai soggetti ritratti, almeno a quelli che conosco. In un primo momento pensavo di far stampare il volume da un editore indigeno, di Itoman. Alla fine dei conti l'indigeno mi voleva fottere tutto il salvadanaio, per cui ho dirottato su uno stampatore bolognese che mi ha chiesto un terzo rispetto al criminale di Itoman (e dire che quest'ultima ridente località è popolata solo da onesti pescatori, contadini e alcolisti di buon cuore).





Durante il Giro d'Italia di aprile ho tenuto ben CINQUE presentazioni pubbliche del libro:

- la primissima, il 18 aprile, presso il Centro Studi d'Arte Estremo-Orientale a Bologna. 





Bologna








- la secondissima, il 20 aprile, presso la mediateca di San Lazzaro di Savena (Bologna).





San Lazzaro di Savena (Bologna)




- la terza, il 23 aprile presso Ca' Foscari, Venezia.




- la quarta, il 26 aprile a Torino, presso l'Associazione Passi di Pace (sono notoriamente un pacifista).





Torino










- la quinta e ultima, il 27 aprile, a Milano da bere, presso la Bottega p'Artigiana (sono notoriamente un partigiano).





Milano




La fèsspagina dedicata al libro:
www.facebook.com/okinawa.chasingthemoment

Cari amici in Italia, se qualcuno di voi volesse una copia del libro vi ricordo che essendomelo prodotto con i sudati risparmi dopo aver frantumato il salvadanaio NON lo troverete in libreria. Vi faccio inoltre notare che la mia mamma è santa e, nonostante i 35 annetti per gamba, disponibile a spedirvene una copia per posta (raccomandata come 'piega di libri'). L'operazione vi costerà la vorticosa cifra di 30 euro rotondi (25 di creatura e 5 di gabella alle poste italiane), previo comunicarmi (pietroscozzari@gmail.com) il vostro indirizzo postale + fare un accredito per la suddetta cifra sul mio conto bancario (vi darò, nel caso, i dettagli) o via PayPal.



Pubblicato sull'Okinawa Times il 20 maggio

Potete trovare il libro presso:



la libreria Jinon di Ginowan


il B&B La Passione di Naha (GRAZIE Francesca!)

Per gli italo-amici in Nippone che lo volessero posso inviare il volume da Okinawa: costo dell'operazione 3500 yen per quasi un chilo di libro (far arrivare i volumi a Naha mi è costato 5 euro l'uno...) + spese di spedizione (360 yen).
ARIGATISSIMO!






martedì 26 gennaio 2016

LUNGA VITA A HEIWA-DORI (E ALLA FOTOGRAFIA)!


Lo so, di questi ultimi tempi mi sono lasciato trascinare da padelle e dizionari, trascurando la mia attività di sempre, la fotografia. Con quello che pagano gli editori, però, è quasi un passo necessario, se non voglio finire a vivere sotto il ponte di Tomarin, da cui ogni tanto qualcuno salta e (forse) vola verso vita migliore. Proprio l'altro giorno ho calcolato il compenso netto medio che ricevo per una foto venduta dalla migliore agenzia fotografica che mi rappresenta: la vorticosa cifra di SEI euro (contro i 34 di sei anni fa...). I fotografi sono destinati ai ponti (sopra/sotto)? Temo di sì, a meno che non consideriate fotografi i figli-di-papà che mai coleranno a picco, grazie agli sghei di famiglia. Ieri, con un freddo zozzo per queste latitudini (in questi giorni a Bokki è caduta perfino un po' di neve, non si vedeva da un secolo), ho tenuto un workshop di street photography per il Ryukyu-Nirai University Network, un gruppo di signori creativi che si sbattono per far conoscere la bellezza di Okinawa agli okinawensi, troppo spesso smemorati in materia.




Erano circa due anni che non insegnavo ad amanti della fotografia, ed è stato un vero piacere riprendere in mano il timone. Ci siamo trascinati per le viuzze ieri semideserte di Heiwa-dori, la galleria commerciale nel centro di Naha che per me maggiormente conserva l'atmosfera della città (negozietti di ogni tipo, terribile fashion da nonna in pigiama, gatti randagi, pappe economiche e turiste sorcutissime). Abbiamo consumato un lauto pasto da Haijima, il ristorantino a self-service che più amo.


Fatte le nostre fotine d'ordinanza, siamo rientrati alla base e ci siamo guardati il raccolto. Si sono viste belle e brutte cose, come sempre in queste circostanze. In effetti bello e brutto sono concetti estremamente soggettivi, come i gusti di gelato (pensate che ho pure un amico indiano-marziano che non ama il gelato perché freddo...). Sostengo sempre che fotografare non sia un obbligo e che se proprio lo devi fare non sarebbe malissimo leggere prima almeno il libretto di istruzioni della tua macchina. Qualcuno, però, non lo legge nemmeno se preso a scudisciate.



Per tutto lo sbatti, dalle 9 del mattino alle 4 e mezza del pomeriggio, sono stato pagato la vorticosa cifra quasi tonda di 3333 yen (26 euro...). Perché? Perché i signori del Ryukyu-Nirai University Network lavorano no-profit e il loro compenso alla mia personcina è simbolico: il numero 3 è sinonimo di FUTURO. Avendo compiuto mezzo secolo mi piace pensare di avere davanti ancora una qualche specie di futuro (e comunque meglio 26 sacchi giapponesi che un sacco di VI-SI-BI-LI-Tà e zero euri italiani, quanto di solito oggigiorno pagano gli squali furbetti del Bel Paese).



In un quarto di secolo abbondante di fotografia applicata alla sopravvivenza ho sentito di tutto. "La street photography non esiste; esiste solo la photography" (provate a usare le stesse tecniche da studio di still-life o di fotografia sportiva in una bidonville di Calcutta, vedrete che successo). "I fotografi che tengono workshop lo fanno perché non sono in grado di sostenersi sul mercato con le sole vendite del proprio lavoro" (GRAZIE alla cippa, chi ha chiesto agli editori italiani di sottopagare o nullapagare i fotografi?). E poi vogliamo togliere ai fotografi il piacere di vedere, ogni tanto, crescere un pupillo sotto le proprie ali (io ne ho visti diversi, sotto le mie alucce)?


Capolavoretto di Gino Goya, tutto sommato un bravo ragazzo


Satofotografia #1

Insomma, mentre la fotografia va chissà verso cosa, io se possibile, appena potrò, organizzerò un'altra intruppatina di paparazzi a caccia dell'attimo fuggente, che in fondo è sempre una bella caccia (e un ottimo modo per conoscere Okinawa). Forse a Koza, quartiere di Okinawa City alle porte di una base americana. Decadente e decaduto, ricco di dettagli e di atmosfere, tipo la cartaccia che svolazza in American Beauty. Senza det/tagli né atmosfere, che vitina sarebbe questa?


Satofotografia #2