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martedì 28 ottobre 2014

OKINAWA, ISTRUZIONI PER L’USO


Spesso vengo contattato sulla Fèsspagina ‘Un italiano a Okinawa’, e qualche volta su questo blog, da girolami come me in fuga dal Bel Paese. Essendo il mio l’unico blog in italiano sull’arcipelago (ragazzi, quand’è che imparerete un po’ di ìnglisch?), qualcuno mi scambia per l’ufficio di collocamento/l’ente del turismo/l'agenzia meteorologica di Okinawa. Le richieste (S.O.S.) sono più o meno sempre le stesse:

1) LAVORO
2) ALLOGGI
3) INFORMAZIONI TURISTICHE ASSORTITE

Qualcuno mi chiede roba di nicchia (karate, dove stanare il sensei/dojo migliore; non lo sanno che ho smesso di praticarlo trent’anni fa?). Quella che più ha lasciato il segno è stata una sventurata girolama dalla quale mi devo ancora riprendere. Questa, più o meno, la sua richiesta:

“Ciao, sono XZY, in vacanza a Okinawa dal/al. Complimenti per il tuo blog. Ti vorrei chiedere un po’ di info. Arriverò il X/Z/Y e alloggerò a Okinawa City. Con quale autobus ci vado dall’aeroporto? Dove posso affittare a OC un motorino? Serve la patente? E poi, il giorno Y/Z/X, quando restituirò il motorino, quale autobus potrò prendere per tornare in aeroporto? Spiagge da consigliare? Grazie. Se poi mi viene in mente qualcos’altro che senz’altro ho dimenticato poi ti scrivo, ok? Ciao!”
Seguita da:
“Ciao, sono sempre XZY. Sono arrivata a OC, ma non mi piace un granché. La gente non parla l’inglese e non è molto ospitale. Consigli?”.

Come rispondere a cotanta sventura?
Innanzitutto XZY avrebbe dovuto sapere che ho un vero blocco mentale, mi si paralizza la lingua e tutto il resto, quando uno usa ‘info’ anziché ‘informazioni’ (per non parlare dei xkè, ke, nn ecc.). I motorini si noleggiano, non si affittano. Poi, se XZY avesse studiato un minimo prima di sbarcare su Marte, saprebbe che a Okinawa City, per i minorati ‘OC’, è invasa da rambi in libera uscita, e dunque – fatta eccezione per i parassiti che campano grazie ai $ dei militari americani – gli indigeni non amano particolarmente gli stranieri in quanto pensano che siano tutti rambi (o soldatesse gèin).


Premesso ciò, e per farla breve: perché DOVREI rispondere a tali questionari? Che cosa ho fatto per meritarmelo? Cos’è, siamo fratelli d’Italia e dunque la consulenza è dovuta? Se un giorno decido di andare a Viggiù/Lamezia Terme o in altri luoghi che mai ho visitato prima, stano un/a blogger indigeno/a e gli chiedo tutto su quelle amene località, lui/lei DEVE rispondermi?

 

Per essere chiari: ho dei blog su Okinawa (e su altro) perché mi servono a promuovere le mie attività, perché mi piace scrivere e perché mi piace condividere le mie opinioni con chi è in sintonia con me (gli altri possono tranquillamente andare a sintonizzarsi altrove). Non necessariamente per rispondere ai ? di mezza Italia in fuga. Alcuni – i più gentili e ben educati – li ho aiutati, altri – i più in-fila-allo-sportello – li ho gentilmente sfanculati.
Sono stanchino di questo genere di corrispondenza e di dover costantemente scrivere messaggi in cui mi chiamo fuori dalla sala degli interrogatori. Anch’io, quando sbarcai a Okinawa tre anni e mezzo fa, cercai un po’ di aiuto dall’unico girolamo qui trapiantato che stanai on-line. Fui ignorato. Ognuno fa le scelte che preferisce – emigrare o viaggiare, per quanto ne so, non viene prescritto dai medici, e dunque è giusto che ognuno sbatta le proprie corna, così impara al meglio. Non mi piace, però, passare per stronzetto. Per cui ecco un vademecum liofilizzato per i fratellə d’Italia che vogliono fare di Okinawa la loro nuova casa. Così d’ora in poi li dirotterò velocemente al link di questa pagina e potrò dedicarmi a cose migliori (accarezzare le mie gatte).




LAVORO
Siete alla canna del gas e vi siete fatti l’illusione che il Giappone sia rimasto agli anni Ottanta, quando si fatturavano valute pesanti solo a respirare? Regolate l’orologio. La cuccagna è finita. Soprattutto a Okinawa, la Basilicata del Giappone. Qui tutti i mercati – a parte quello della mafia del mattone – sono spompi e sottopagati. Un servo da McMerdo’s ‘guadagna’ circa 5 euro  l'ora (spaccia merda e, giustamente, viene trattato da merda). I salari qui sono circa il 60% di quelli della ‘Mainland’. Quindi se venite a Okinawa per arricchirvi è meglio che stiate a casina vostra e vi droghiate assai. 



Se venite qui perché amate Okinawa, allora avete le carte in regola per un nuovo futuro. Lavoro? In nero giammai. O avete il visto adeguato o nemmeno vostra madre giapponese vi darà un lavoretto. Se la farebbe addosso di venire scoperta e stangata. Il primissimo passo, dunque, è un visto. Ottenuto il quale potete iniziare a sbattervi, per esempio andando da Halowork, l’ufficio di collocamento; quello grosso a Naha sta a Shintoshin. Ma solo se parlate il giapponese, nessun impiegato parla l'inglese…



Sapete fare pappe pregiate e vorreste lavorare per qualcuno qui? Le cosine funzionano così: se siete fortunati incontrate un Cicciobello Buana con gli sghei che vi assolda. Per i primi mesi vi ricopre di danari, ma intanto mette al vostro fianco apprendisti indigeni che vi ciucciano il know-how (la vostra scienza, in parole più contadine). Tempo tre-quattro mesi gli indios hanno imparato a copiarvi, dunque C.B., adducendo scuse orribili (c'è la crisi, i cinesi non sono più quelli di una volta e non spendono più, sta per scoppiare la guerra), vi decima lo stipendio. A voi la scelta: continuare a lavorare schiavizzati o scappare? Se neuroni-dotati, ovvio, scappate. In attesa del prossimo C.B.

Sapete come insegnare le lingue del mondo? Spargendo la voce troverete students all'inizio motivatissimi. Soprattutto se nella fase di affrontare una lingua completamente nuova, partendo da zero. Voi fate le vostre brave lezioncine, vi applicate, istruite i vostri allievi regolando il livello in base al loro ritardo mentale. Prima o poi, però, parte di essi si rende conto che: studiare una lingua aliena son cazzi, non coriandoli. Che hobby è collezionare francobolli, non una preposizione articolata. Un bel giorno questi losers si fanno di nebbia, senza nemmeno sbattersi per mandarvi un messaggio di abbandono. Timidezza, consapevolezza di essere dei perdenti, più un pizzico di maleducazione, questi gli ingredienti per una fuga perfetta, alla giapponese.

VISTI
Se siete stati ingaggiati da un’azienda il problema non sussiste: sarà lei a sudare per farvi ottenere un visto di lavoro. Altrimenti potete sognarvi che il proprietario di una piccola attività faccia da garante e $pon$or per farvi ottenere un visto di lavoro.

Se avete copechi seri da investire non sarà impossibile ottenere un visto per business. Visto che frequentate i circoli alti, contattate il consolato giapponese che vi dirà come e chi arricchire per ottenere la stella da sceriffo.

Sposatevi, è la cosa più semplice (se vi sposate bene; se vi sposate male...). Poi potrete lavorare a tempo pieno. Se guadagnerete poco come me vi rinnoveranno (non automaticamente: ogni volta è un’avventura) lo spouse visa di anno in anno. Se guadagnate bene – magari lavorate in una scuola pubblica – prima o poi vi daranno quello da tre anni, che vi permetterà un po’ di relax e piani più a lungo termine. Dopo 5 anni di permanenza in Giappone le cose dovrebbero essere più facili. Se non avete fatto casini in giro, poi, rischiate pure di beccarvi un visto permanente.

Se studiate il giapponese la cosa è piuttosto semplice. Stanate una scuola privata, pagate la retta (mai economicissima) e loro vi faranno tutte le scartoffie. Di solito otterrete un visto di studio-lavoro valido un anno. Questo vi permetterà di lavorare part-time (c’è un tetto massimo di ore per settimana). Dopo un anno qua dovreste avere le idee chiare su che cosa fare di voi stessi: continuare (sposarvi?) o scappare. Questo tipo di visto viene ampiamente sfruttato da nepalesi e vietnamiti, più da altri asiatici assortiti, in fuga dalle miserie di casa loro. Le scuolette private ci lucrano abbondantemente sopra e se venite qui per studiare DAVVERO il giapponese la convivenza con il terzo mondo in aula sarà molto dura.

Potete anche ottenere un visto da karateka. Se non avete l’ernia al disco e la pancetta come me, trovate un dojo/sensei di fiducia. Magari venite a Okinawa una prima volta come turisti (90 giorni al massimo), poi ottenuto il contatto giusto potrete organizzare una permanenza più lunga e atletica. Visto culturale, di solito dura un anno ma non vi permette di lavorare.


Qua e là circola pure il visto 'culturale' per la calligrafia giapponese o la cerimonia del tè. Anche questo visto, di solito, non vi permetterà di lavorare, ma potrete rimanere in circolazione per un anno. C’è, infine, un visto da ‘artista’ (scusatemi la bestemmia), ma se lo volete dovete provare che tutto il popò di arte che producete basta a $o$tenervi mentre vivete qua. Se ci riuscite verrò da voi a congratularmi di persona.
  


Esempiuccio di ammaliante arte indigena

ALLOGGI
Gli affitti più bassi per appartamenti li potete ottenere solo se felicemente accasati. Da gaijin singoli e randagi, magari pure giapponese-privi, sarebbe una missione impossibile. Se, però, avete una moglie/marito giapponese le cose sono facili. Trascinatela/o nel primo covo di squali (agenzia immobiliare) che trovate, i loro galoppini saranno felici$$imi di sbattersi per trovare il nido dei vostri sogni. Trovatolo, aspettatevi una stangata pari a 2-3 mensilità a fondo perduto per iniziare l’avventura. Gli squali lo chiamano ‘fondo per le pulizie’, ma in realtà bisognerebbe aggiungere ‘del vostro portafogli’. Un po’ di pulizie verranno fatte quando smammerete, ma mai così tante da raggiungere quella spesa. Inoltre, se avete animali a traino (‘petto’: cani e/o gatti) vedrete ridotte all’1% le probabilità di trovare un appartamento. In Giappone gli animali domestici sono perlopiù considerati leoni della savana, molto pericolosi per le proprietà di Sua Maestà il Sacro Proprietario.

Se non avete i requisiti (mogli, mariti) per aspirare a un appartamento normale in affitto, ma se in tasca avete gli sghei, affittate (non noleggiate) un appartamento in una mansion per turisti, un condominio a tassametro. Il lusso è solo dato dal fatto che costa quasi il doppio di uno normale, ma dentro di solito non ha nulla di migliore rispetto a una tana qualsiasi. Le mansion per turisti sono fatte a uso e consumo dei visitatori temporanei e dei giapponesi della Mainland a lungo termine. La più economica che conosco è InLink (stanatela on-line), a Tsugi, in piena zona di soapland. Il loro ufficio è un po' fiscaletto e rompicazzi, però se siete squattrinati è la migliore opzione di Naha.


Ultima spiaggia (dopo un costoso hotel): un ostello, ma solo se siete giovani dentro. Letti a castello, rutti e scoregge dell’inquilino del letto di sopra/sotto, bagni e cacche comuni, brutta gente che fa le valige alle 3 del mattino, ggiovani di ritorno dalla disco con un alito da Superciuk. Ma, se vi va bene, pure un certo quantitativo di gnocca randagia, festicciole, du’ spaghetti per tutti. 
  
 


TRASPORTI
Oggi Okinawa è collegata al resto del Giappone da diverse compagnie aeree low-cost (Peach, Jet Star, Vanilla, ecc.). Alcune sono collegate anche a Taiwan, alla Cina, a Singapore, Hong Kong e Bangkok. Sempre più cini arrivano da queste parti, ahimè.

Arrivati all’aeroporto, se siete diretti in centro a Naha prendete l’ottimo monorail. Il capolinea opposto è a Urasoe, a nord di Naha.


taxi partono dai 550 yen in su e a volte possono essere convenienti. La portiera si apre su comando dell'autista, non forzatela.


Solo se dotati di una patente internazionale noleggiate un'auto (più economica se on-line e nei giorni feriali), oppure noleggiate i miei servigi e vi porto a spasso io, in cambio OVVIAMENTE di un adeguato compenso. Anche perché passare dalla guida italiana a quella giapponese (sulla sinistra, cambio automatico) non è per tutti.

Gli autobus pubblici sono solo per chi parla giapponese. Zero o quasi cartelli in inglese, autisti anglo-privi. Li riuscirete a usare solo dopo parecchio tempo passato qui. Anche se la gente locale si lamenta del loro costante ritardo, rispetto a quelli italiani sono fantascienza buona. La prima volta che ne prenderete uno (e lo avrete paragonato al volo a quello sotto casa in Italia) vi sentirete coccolati e avrete il sorriso stampato sulla faccia ben oltre la fermata di arrivo.



Se vivete in città compratevi una bicicletta (un centinaio d’euro?): non impesterete i polmoni del mondo e brucerete un po’ di adipe. Le poche agenzie che noleggiano bici, fra cui anche quelle nuove fiammanti elettriche, lo fanno a caro prezzo (1800 yen per una giornata con riconsegna alle 18:30). I motorini a nolo sono una rarità pressoché irreperibile e i noleggiatori richiedono la patente internazionale. I marciapiedi hanno piste ciclabili, anche se il codice della strada imporrebbe di pedalare in strada (i ciclisti giapponesi se la fanno addosso e vanno sul marciapiedi). Fate attenzione alle auto che escono dai parcheggi: chi le guida non guarda MAI alla propria sinistra. E, troppo spesso, una dama in strada alla vostra destra mette la freccia a sinistra e, sbattendosene del vostro arrivo, vi taglia la strada a 90°. Non vendo né noleggio pistole, ma qui le mazze da baseball costano poco.

 


INFORMAZIONI TURISTICHE
Cercatele on-line, eccheccazzo.
Per quelle istituzionali c'è un efficiente ufficio a Naha, alla base del Tenbusu Building (Kokusai-dōri, vicino a McMerdo’s). Qualche impiegato parla inglese, mappe gratuite e informazioni anche sul resto dell’arcipelago. Schivate il famoso acquario nel nord dell’isola maggiore: non volete contribuire alla strage di delfini che ogni anno, in un bagno di sangue, si ripete nella maledetta Taiji, VERO???

OK, per oggi ho dato. Spero di aver risolto tutti ma proprio tutti i vostri ? su Okinawa. 



Esempiuccio di efficiente segnaletica internazionala

mercoledì 20 febbraio 2013

YOMITAN, L'ELEGANTE FENICE



In fuga dalle vicine basi militari americane e dallo stile di vita cafone di Kadena e Chatan, nel tranquillo villaggio di Yomitan, sull’isola principale dell’arcipelago di Okinawa. Armonia, belle spiagge, quiete e l’antica tradizione della ceramica: un luogo ideale per trascorre qualche giorno di relax

Passare davanti alle enormi basi militari americane della zona centrale della maggiore isola di Okinawa, lungo la Route 58, può far venire la depressione, fra antiche copertine di Life con lo spauracchio comunista Nikita Kruscev, negozi di ciarpame militare gringo usato e fast-food in cui si può pagare in dollari. Il bello del mondo, però, è che può essere molto vario nel raggio di pochi chilometri, e per riprendere una buona dose di allegria e cambiare completamente panorama basta imboccare la strada che, oltrepassata Kadena, raggiunge il ‘villaggio’ di Yomitan (Yomitan-son; Yuntan, nella lingua locale), nel distretto di Nakagami. Così è chiamato - villaggio - dagli abitanti e sulle mappe, anche se è una piccola cittadina, sparpagliata fra piccole alture con stradine saliscendi, affacciata sul mare. Buona per le quattro ruote o per una mountain bike, i soli polpacci non bastano. Molte le cose da vedere e da fare, in una specie di oasi felice a breve distanza dal cattivo gusto, esteticamente e culturalmente lontana anni luce dal militar-kitsch a due passi. Circa 40.000 anime vivono nel ‘villaggio’, ma quasi non si vedono, tale è la pace che vi regna. Casette basse, quasi nessun mostro architettonico, se non qualche mega albergo (pochissimi, per fortuna), qua e là. Dall’alto, qualcuno ha intravisto nel territorio di Yomitan la silhouette di una fenice in volo, tanto da divenirne il simbolo. L’elegante fenice degli abitanti di Yomitan e l’aggressiva aquila dei militari americani, questo potrebbe essere un paragone ornitologico per descrivere la distanza che separa due mondi così ravvicinati. Anzi, più che ravvicinati, incastrati l’uno nell’altro: circa il 36% del territorio di Yomitan è inglobato, ‘in affitto’ al Ministero della Difesa giapponese, che a sua volta lo ha concesso agli americani. Sino al 2007 la fetta in mano agli Yankees (la Y sulle targhe delle loro auto una pura coincidenza?) era ancora maggiore, ma quell’anno - forse più per tagli al budget che non per qualche scrupolo di voler ridurre il neocolonialismo - gli americani restituirono alcuni pezzetti di territorio alla comunità locale, che lentamente se ne sta riappropriando.





Ma dimentichiamoci i militari a stelle-e-strisce e godiamoci ciò che Yomitan ha da offrire. Innanzitutto le sue ceramiche (yachimun, nella lingua di Okinawa). Qui, negli ultimi anni, si è trasferita buona parte degli artigiani che precedentemente viveva e lavorava a Tsuboya, il bel quartiere di Naha dove oggi si trovano perlopiù negozi che vendono eccellenti manufatti di terracotta. L’inurbamento di Tsuboya, la maggior disponibilità di grandi spazi aperti di Yomitan: questi i due fattori che hanno provocato la migrazione degli artigiani. Tanto da pubblicizzare Yomitan, oggi, come pottery village. In effetti, la quantità di forni/atelier in cui si producono piatti e vasi spettacolari quasi non si conta. Uno fra i tanti, tutti aperti ai visitatori: Sumiko Miyagi (Zakimi 2677-6, a Yomitan fino dal 1972). A breve distanza, l’unico produttore locale di manufatti di vetroNiji (‘arcobaleno’, Zakimi 2748), specializzato in vetro awa, con le bolle. I suoi bicchieri e vasi hanno fatto il giro del mondo, tanto da aver vinto il Gran Premio Sant’Antonio per l’Arte a Padova nel 2001 ed essere esibiti a Villa Potoniowski, a Roma, nel 2003. Il proprietario, Seikichi Inamine, è un anziano maestro d’arte che non ha ancora smesso di alambiccare tra forni e forbici per tagliare vetro, al comando di un operosissimo team di giovani apprendisti.








Altro prodotto tradizionale di Yomitan sono i biscotti Beni-imo, piccole torte in miniatura facilmente riconoscibili per il forte colore viola del ripieno. Sono fatte con la patata dolce, viola, di Okinawa, e si trovano in tutto l’arcipelago, dai negozi di souvenir della Kokusa-dori - la via principale di Naha - a quelli delle isolette più remote. A Yomitan c’è la ‘centrale’, la fabbrica/negozio dove il prodotto fu partorito e lanciato qualche anno fa (Okashigoten, 657-1 Uza, a 1 km da Cape Zanpa, aperto tutti i giorni). La storia delle patate dolci, da queste parti, affonda le radici in Cina, dove ancor oggi sono vendute, calde, a molti angoli di strada. A Okinawa - allora nota come Ryukyu - giunsero nel 1604, importate dalla provincia cinese del Fujian per mano di Noguni Sokan, un alto ufficiale di marina. Sokan portò le sementi, in seguito trasformate in tuberi grazie a Shinjo Gima, un abitante di Ryukyo che riuscì a farle crescere negli aridi terreni delle isole. Da lì si sparsero attraverso tutto il Giappone, divenendo il ‘pane dei poveri’ e salvando molte persone dalla morte per fame. Ricche di vitamine, fibre e minerali, le patate dolci sono un prodotto delizioso e salutare, vendute calde, ‘al cartoccio’, anche in molti supermercati di Naha: il loro profumo è altamente invitante ed è difficile resistergli. I Beni-imo, nonostante l’apparenza, sono del tutto privi di coloranti, zuccheri aggiunti o sapori artificiali: la patata dolce non ne ha bisogno, ha già tutto quello che occorre.





Dal dolce al salato. Se siete fanatici del sale, visitate il negozio Gala (‘festival’, www.gala-aoiumi.com, vicino all’hotel Nikko Alivila), vi troverete tutto ciò che è umanamente ipotizzabile fare con il sale, dal gelato ai biscotti di riso. Bottiglie e bottigliette con il prezioso minerale, di tutti i gusti e per tutti gli utilizzi: dalla cucina al bagno, dalle terapie all’aromatizzazione, proveniente dall’intero arcipelago di Okinawa. Più a nord, non mancate Cape Zanpa. Le sue scogliere offrono una bella vista, oltre a un ottimo luogo di relax per qualche pescatore. Dalla sommità del suo faro (200 yen) la vista è ancora più spettacolare, e nei giorni limpidi potete immaginare (in realtà è impossibile, la distanza è troppa) di avvistare Taiwan, indicata con tanto di dito indice dal monumento a pochi passo dal faro: l’uomo riprodotto segnala la rotta commerciale preferita dei tempi che furono. E, anche se non siete campioni in materia, potete visitare il bel Zanpa Golf Club (www.zanpa-golf.co.jp, 1133 Uza), molto frequentato dai cultori di questo sport. Per chi ama la storia, il castello Zakimi, nel cuore della ‘fenice’, è aperto gratuitamente tutti i giorni. Ristrutturato con il righello - alla perfezione, molto giapponese -, offre una vista a 360° sul territorio di Yomitan, dalla base americana ai cimiteri tradizionali di Okinawa, con tombe che riprendono le forme del ventre materno (da lì si è venuti, lì si ritorna). Ripagate la vista depositando una monetina sulla sommità della colonnina votiva, l’unica nel perimetro interno, con gli ideogrammi. Fra gli yen arrugginiti che vi giacciono, noterete anche qualche quarto di dollaro americano. Un piccolo segnale di come non tutti gli Yanquees presenti sul territorio giapponese abbiano sensibilità da rambi in libera uscita.








ALLOGGIO
Route 6 Inn
173, Nagahama, Yomitanson
route6inn.com
tel. 098-989-0694/ mobile 090-8726-2377
Eccellente boutique hotel di sole due stanze, ideale per chi cerca relax, pulizia e comfort. Situato a circa 40 km dall’aeroporto di Naha e a pochi metri dalla costa, è un piccolo inn arredato con gran gusto, piscina (da maggio a ottobre), barbecue, internet, kayak, bici e parcheggio, niente televisione. Perfetto per chi noleggia un’auto e cerca un’oasi di pace. La formula B&B costa 5500 yen a persona in bassa stagione, 7500 in alta (mag/ott). Chi vi soggiorna almeno tre notti può contare con il servizio di pick-up da parte del gentile proprietario, Mr. Moritoshi, che è anche un’ottima guida di Yomitan (basterà pagargli la benzina e vi porterà in giro nei dintorni). Dall’aeroporto, in alternativa, si può prendere il bus 28 fino all’autostazione di Naha, e di lì un altro fino a quella di Yomitan, dove il proprietario vi verrà a prendere. Inaugurato nel 2011, non accetta fumatori né bambini.




RISTORANTI
Hama
A tre minuti di cammino dal Route 6 Inn (145-1, Nagahama), è un bar in cui si mangia al banco o al tavolo, aperto ogni sera dalle 18 all’1 di notte. Nel menù i classici di Okinawa, dal Gōyā chanpurū (‘melone amaro’ - Momordica charantia, vegetale simbolo di Okinawa -, tofu, uovo, germogli di soia, carne o pesce, tutto fritto nel wok) agli spaghettoni udon, il tutto cotto all’istante sotto i vostri occhi.

Café Natura
A cinque minuti di cammino dal Route 6 Inn (5-1, Nagahama), è un accogliente caffè che offre anche piatti caldi ogni giorno dalle 11,30 alle 21. Cucina locale e internazionale (pasta, hamburger, insalate) a prezzi adeguati. Vino e cappuccini, circondati dai bei gatti della proprietaria.

VIAGGIO
L'Italia (Fiumicino, Malpensa) è collegata a Okinawa (Naha) con l'ottima Cathay Pacific (http://www.cathaypacific.com/cpa/it) a circa 700 euro; scalo a Hong Kong (sosta di circa sei ore). Dall’aeroporto di Naha, a circa 6 km dal centro, si può prendere l’efficiente monorail (metropolitana sopraelevata), oppure un taxi (circa 1200 yen per il centro).  Le isole minori dell’arcipelago possono essere raggiunte in aereo o in barca.