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mercoledì 29 maggio 2013

È ORA DI SPIAGGIA!



A Naha fa un caldo di quelli brutti. Non perché la temperatura sia impossibile (28°C la massima, oggi), ma per l'umidità al 90%. Di notte, se non avete una gatta con ansie cacciatrici, che va da finestra a finestra come fosse un puma, siete obbligati a tenere le finestre aperte. Se siete miliardari potete permettervi la bolletta per l'aria condizionata, se non lo siete, come me, vi potete permettere le zanzare. Notti insonni, dunque, in questi giorni. Come tornare in vita, dopo una notte così? SPIAGGIA; è l'unica parola che mi viene in mente. Con un bel po' di protettore solare, e magari con un cappello e un ombrellone. Qui a Okinawa il sole non scherza. Sì, ma quale spiaggia, mi/vi chiederete. Ecco il mio menù di consigli, sull'isola maggiore dell'arcipelago.





In città l'unica vera spiaggia è quella di Naminoue, alla base del tempio omonimo. Facilissima da raggiungere (una ventina di minuti a piedi da Kokusai-dori), è il meglio che Naha può offrire in questo settore. Sabbia pulita e acqua cristallina, soprattutto se osservata dall'alto del viadotto che la domina. Se osservata mentre vi raggiunge l'ombelico non è così pulita, ma meglio del famoso niente. All'ingresso un cartello vi ricorda le mille cose che NON potete fare. Tra quelle che potete fare: il bagno, purché entro i limiti delle boe (un bagnino osserverà attentamente che non le superiate). Musica americana propagata nell'etere e un comodo bagno pubblico, gratuito, nel giardino alle spalle della spiaggia.




A una dozzina di chilometri da Naha, verso nord, la bella spiaggia di Ginowan offre un'ottima alternativa a quella di Naminoue. L'acqua è davvero pulita e cristallina. Ideale se avete un mezzo per raggiungerla. Altrimenti si può prendere un autobus fino al centro convenzioni di Ginowan, la spiaggia è alle spalle di quest'ultimo. Vi imbatterete in numerosi militari americani, la loro base è a due passi. Comodi tavoli dove mangiare se vi siete portati il cibo da casa.





Più a nord, ideale per chi cerca la tranquillità, la spiaggia di Yomitan (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/02/yomitan-lelegante-fenice.html), dominata da un grande albergo, a breve distanza dal negozio-fabbrica dei dolcetti beni imo (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/03/e-viola-ma-non-e-un-tulipano.html).






Ancora più a nord, poco lontano da Yomitan, la bella Onna, anch'essa con qualche albergo frequentato dalle coppiette in luna di miele. Ampia spiaggia, un 'ascensore' sottomarino da cui osservare i fondali e possibilità di escursioni in barca.







Nel Sud dell'isola maggiore ci sono diverse spiagge di grande bellezza. La prima, a sud-est di Naha, è quella di Azama Sunsun. Tirata con il righello, ha una 'campana per gli innamorati' (suonatela, vi porterà fortuna) e sabbia bianchissima.





A pochi passi da questa potete prendere una veloce barchetta che in pochi minuti vi porta alla bella isoletta di Kudaka, uno dei miei luoghi preferiti a Okinawa. Il posto vanta la nomea di luogo per streghe e maghi, si dice che rubarne sabbia e conchiglie porti sventura, ma il semplice accarezzarle dà solo piacere. Il villaggio è minuscolo, gli abitanti sono burberi quanto solo un isolano sa essere, ma la sua spiaggia, a pochi passi dall'attracco, è fantastica. Fondali trasparenti fra gli scogli, sguazzarvi è piacere puro.





Un'ultima spiaggia (fra le molte altre) da segnalare nel Sud-est è quella di Mibaru. Qualche alberghetto, sabbia bianchissima, fondali trasparenti. Una barchetta vi può portare a fare un giro così da osservarli attraverso la chiglia di plexiglass. E, nei dintorni, qualche caffè-ristorantino estremamente accogliente e popolare fra i turisti giapponesi (l'Hamabe no Chaya Café, con la sua finestra sul mare, è gettonatissimo). Buona estate!





martedì 26 marzo 2013

È VIOLA, MA NON È UN TULIPANO



Ishiyaki-mooooo… In certi momenti, a Naha, mi sembra di essere in un paese arabo. Il muezzin mi sta chiamando alla preghiera. In realtà nessun musulmano in vista, da queste parti. La litania che giunge, soave e piacevole, è quella del venditore di patate dolci cotte a vapore. Qui le patate dolci (beni imo) furoreggiano, e sono una vera delizia. Il trabiccolo sbuffante, una specie di vecchia locomotiva a carbone montata su un furgoncino, procede lentamente attraverso le viuzze della città, un po’ come faceva l’arrotino da noi qualche decennio fa. Richiamando i clienti, fermandosi ogni tanto. Vicino a casa, a Yorimiya, ce n’è uno tutti i giorni, parcheggiato su un lato di Yogi Park. È il numero 11 – sono tutti numerati -, di proprietà di una signora che serve i passanti e gli automobilisti che si fermano per comprare al volo una patata fumante. Non economicissima, circa 300 yen, ma al primo morso vi sarete dimenticati della spesa. Le viscere del trabiccolo, in pratica, sono un grande forno che avvolge cilindri metallici arroventati, all’interno dei quali cuociono le patate.











Tutto, o quasi, si ricava dalla patata dolce viola, a Okinawa. Se ne fanno mochi – forse il dolce giapponese più diffuso (anche se, come quasi tutti i dolci giapponesi, è ben poco dolce), fatto con riso battuto fino a trasformarlo in una specie di palla di caucciù – e saata andagi, ‘polpettina’ dolce propria di Okinawa (farina, zucchero e uova, fritta e ripiena, a volte di patata dolce, il tutto a forma di tulipano, o quasi). 




Il dolce ‘principe’ ricavato dalla patata viola, però, è il beni-imo, una specie di pasticcino con base di pasta biscottata e ripieno di imo, quest’ultima a formare specie di onde viola. A vedersi già fa venire l’acquolina in bocca, tant’è che le sue scatole sono fra i souvenir più gettonati di Okinawa (630 yen quella da sei pezzi). La ‘centrale’, in cui questi dolci si producono e vendono, è a Yomitan (http://unitalianoaokinawa.blogspot.jp/2013/02/yomitan-lelegante-fenice.html), ma ci sono negozi anche a Onna e lungo la centralissima Kokusai-dōri a Naha (il Matsuo Shop), oltre a svariati punti vendita minori nella stessa via e in mezza Okinawa. Alla ‘centrale’ di Yomitan, sempre a base di imo, troverete anche gelato e altri dolci. Mentre i migliori saata andagi li scovate all’interno della galleria Heiwa- dōri.






La passione per la patata dolce, a Okinawa, è antica. E, come molte cose qui, affonda le radici nella Cina che fu. Nel 1604, Noguni Sokan, un alto ufficiale di marina dell’impero di Ryukyu (Okinawa), portò semi di patata dolce dopo un viaggio nel Fujian cinese. In seguito un tal Shinjo Gima ne coltivò con successo la pianta, la quale riusciva ad attecchire facilmente anche nel terreno povero. Le piantagioni si diffusero nell’arcipelago e, da lì, a Kyushu e nell’intero Giappone. In periodi di carestia questa patata si rivelò utilissima per combattere la fame. Le patate viola, parte della più ampia famiglia delle patate dolci, sono ricche di vitamine, minerali, fibre e polifenolo naturale, tanto da essere considerate uno dei prodotti alimentari più sani di Okinawa.