lunedì 22 febbraio 2016

A DIFFERENT SUNDAY

Yesterday I drove an Italian-Austrian friend documentarist to Henoko and Takae. She's making an interesting documentary on the very peculiar situation of Okinawa that will be shown in Europe soon. Yesterday both places were very quiet. On Sundays the workers that are destroying Henoko Bay take a rest, and so police and protesters. We could enjoy a smoky lunch - more cigarettes than food - at my favorite restaurant in Henoko village, the 'Italian Restaurant', which has no Italian food whatsoever but A LOT of atmosphere. As dessert yummy Mozart chocolates directly from Wien!!




























The director could interview some of the activists that peacefully fight against the destrucion of the bay's precious ecosystem, including a young woman so moved to cry during the interview (WHO said that Japanese people don't show their emotions??). Maybe a new girlfriend for Goya-san... Some cute neko accompained the interviews. 


After Henoko we drove to Takae, where the situation at the moment is incredibly quiet - all the attention of people and media in this period is focused on Henoko. Our friend Chie-san could give us a good update on the actual situation - Yanbaru forest under destruction to build four more heliports. The road up there is wonderful - almost deserted, with a smooth asphalt that goes through the forest -, perfect for... bikers! Even if the speed limit is of 40 km/h, a huge tribe of Harley Davidson(ers) dickheads every Sunday ruuuuuuns along that road at the triple of that speed, putting in serious danger the Yanbaru Kuina, an endemic (ex)bird that cannot fly, turtles and people. Some smart tourism office's moron recently made and put a huge sign promoting the road as a races circuit between... the (run over) nature! These days I speak to Gossh, asking Him one, just one thing: "Please, Lord, give me the absolute power on Okinawa only for 24 hours. I'll transform it into a REAL Paradise, ok?".

No answers yet.

















At the end, on the way back to Naha, we stopped for a drink at the Lequio Resort. A chotto decadent place, but watta view!






martedì 26 gennaio 2016

LUNGA VITA A HEIWA-DORI (E ALLA FOTOGRAFIA)!


Lo so, di questi ultimi tempi mi sono lasciato trascinare da padelle e dizionari, trascurando la mia attività di sempre, la fotografia. Con quello che pagano gli editori, però, è quasi un passo necessario, se non voglio finire a vivere sotto il ponte di Tomarin, da cui ogni tanto qualcuno salta e (forse) vola verso vita migliore. Proprio l'altro giorno ho calcolato il compenso netto medio che ricevo per una foto venduta dalla migliore agenzia fotografica che mi rappresenta: la vorticosa cifra di SEI euro (contro i 34 di sei anni fa...). I fotografi sono destinati ai ponti (sopra/sotto)? Temo di sì, a meno che non consideriate fotografi i figli-di-papà che mai coleranno a picco, grazie agli sghei di famiglia. Ieri, con un freddo zozzo per queste latitudini (in questi giorni a Bokki è caduta perfino un po' di neve, non si vedeva da un secolo), ho tenuto un workshop di street photography per il Ryukyu-Nirai University Network, un gruppo di signori creativi che si sbattono per far conoscere la bellezza di Okinawa agli okinawensi, troppo spesso smemorati in materia.




Erano circa due anni che non insegnavo ad amanti della fotografia, ed è stato un vero piacere riprendere in mano il timone. Ci siamo trascinati per le viuzze ieri semideserte di Heiwa-dori, la galleria commerciale nel centro di Naha che per me maggiormente conserva l'atmosfera della città (negozietti di ogni tipo, terribile fashion da nonna in pigiama, gatti randagi, pappe economiche e turiste sorcutissime). Abbiamo consumato un lauto pasto da Haijima, il ristorantino a self-service che più amo.


Fatte le nostre fotine d'ordinanza, siamo rientrati alla base e ci siamo guardati il raccolto. Si sono viste belle e brutte cose, come sempre in queste circostanze. In effetti bello e brutto sono concetti estremamente soggettivi, come i gusti di gelato (pensate che ho pure un amico indiano-marziano che non ama il gelato perché freddo...). Sostengo sempre che fotografare non sia un obbligo e che se proprio lo devi fare non sarebbe malissimo leggere prima almeno il libretto di istruzioni della tua macchina. Qualcuno, però, non lo legge nemmeno se preso a scudisciate.



Per tutto lo sbatti, dalle 9 del mattino alle 4 e mezza del pomeriggio, sono stato pagato la vorticosa cifra quasi tonda di 3333 yen (26 euro...). Perché? Perché i signori del Ryukyu-Nirai University Network lavorano no-profit e il loro compenso alla mia personcina è simbolico: il numero 3 è sinonimo di FUTURO. Avendo compiuto mezzo secolo mi piace pensare di avere davanti ancora una qualche specie di futuro (e comunque meglio 26 sacchi giapponesi che un sacco di VI-SI-BI-LI-Tà e zero euri italiani, quanto di solito oggigiorno pagano gli squali furbetti del Bel Paese).



In un quarto di secolo abbondante di fotografia applicata alla sopravvivenza ho sentito di tutto. "La street photography non esiste; esiste solo la photography" (provate a usare le stesse tecniche da studio di still-life o di fotografia sportiva in una bidonville di Calcutta, vedrete che successo). "I fotografi che tengono workshop lo fanno perché non sono in grado di sostenersi sul mercato con le sole vendite del proprio lavoro" (GRAZIE alla cippa, chi ha chiesto agli editori italiani di sottopagare o nullapagare i fotografi?). E poi vogliamo togliere ai fotografi il piacere di vedere, ogni tanto, crescere un pupillo sotto le proprie ali (io ne ho visti diversi, sotto le mie alucce)?


Capolavoretto di Gino Goya, tutto sommato un bravo ragazzo


Satofotografia #1

Insomma, mentre la fotografia va chissà verso cosa, io se possibile, appena potrò, organizzerò un'altra intruppatina di paparazzi a caccia dell'attimo fuggente, che in fondo è sempre una bella caccia (e un ottimo modo per conoscere Okinawa). Forse a Koza, quartiere di Okinawa City alle porte di una base americana. Decadente e decaduto, ricco di dettagli e di atmosfere, tipo la cartaccia che svolazza in American Beauty. Senza det/tagli né atmosfere, che vitina sarebbe questa?


Satofotografia #2